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Maschere veneziane decorate
Commedia dell'Arte

Le maschere tradizionali di Carnevale

Da Arlecchino a Pulcinella, da Balanzone a Colombina: i personaggi che da secoli rallegrano i nostri Carnevali.

La maschera (dall'arabo mascharà, scherno, satira) è sempre stata, fin dalla notte dei tempi, uno degli elementi caratteristici e indispensabili nel costume degli attori. Originariamente era costituita da una faccia cava dalle sembianze mostruose o grottesche, indossata per nascondere le umane fattezze e, nel corso di cerimonie religiose, per allontanare gli spiriti maligni.

In seguito, dapprima nel teatro greco, successivamente in quello romano, la maschera venne usata regolarmente dagli attori per sottolineare la personalità e il carattere del personaggio messo in scena. Ma l'uso della maschera che interessa questa necessariamente sommaria introduzione si riferisce propriamente a quel fenomeno teatrale, fiorito in Italia nel corso del XVI secolo e affermatosi prepotentemente in quello successivo, comunemente noto come «Commedia dell'Arte».

Il servo e il padrone

Uno dei primi «temi», estremamente elementare e naturale, oggetto di rappresentazione nelle primitive forme della commedia «a soggetto», è la «beffa del servo», una sorta di ingenua e innocua rivincita concessa dalla fantasia popolare all'umile nei confronti del potente. Innumerevoli sono le rappresentazioni, specie sui palcoscenici della decadente Repubblica veneziana, che hanno come tema il contrasto tra il servo zotico (lo «Zanni») e il padrone vecchio e rincitrullito (il «Magnifico»).

La fortuna del contrasto, le varie forme in cui si manifesta, fanno sì che il personaggio dello Zanni subisca continue, interessanti e sostanziali modifiche, e che si caratterizzi variamente, rendendosi sempre più simpatico e variegato: questo spiega la presenza, nella tradizione giunta fino a noi, di tante maschere rappresentanti parti di servitori, dal celeberrimo Arlecchino all'intelligente Scapino.

A proposito di Arlecchino, ci sembra doveroso ricordare quell'autentico genio della Commedia dell'Arte che nobilitò le scene nella seconda metà del XVI secolo e, partito con l'interpretazione dello stereotipo personaggio del servo Zan Ganassa, nel 1572, in terra di Francia, per la prima volta attribuì alla maschera il nome di Zanni Arlecchino.

Le continue e salutari mutazioni a cui fu soggetto il personaggio dello Zanni portarono inevitabilmente alla distinzione fra servo furbo e servo sciocco, chiamati «primo» e «secondo» Zanni. Arlecchino, Burattino, Flautino e il famosissimo Pulcinella facevano parte del secondo gruppo; Brighella, Beltrame, Coviello, Zaccagnino, Truffaldino, Pezzettino, Stoppino del primo.

I vecchi, il Capitano e le servette

Un posto di primo piano è riservato alle maschere dei «vecchi», il cui capostipite sarebbe il senex della commedia latina. I «vecchi» generalmente erano due, ma non portavano sempre e dovunque lo stesso nome; perlopiù furono conosciuti l'uno sotto il nome di Pantalone e l'altro di Dottore, Dottor Graziano o Dottor Balanzone.

Altra maschera fondamentale era quella del Capitano, soldataccio spaccone, vanaglorioso, violento e pavido, altrimenti noto come Capitan Spaventa, Capitan Rodomonte, Capitan Matamoros, Capitan Spezzaferro, Capitan Terremoto, Capitan Spaccamonte, e via di questo passo. In questa maschera si è voluto vedere una caricatura feroce del soldato spagnolo che, nel periodo in cui fiorì la Commedia dell'Arte, spadroneggiò in quasi tutta la penisola.

Accanto alle maschere che rappresentavano i personaggi principali e indispensabili in ogni commedia, si aggiravano altre maschere, spesso doppioni, derivazioni delle prime con mutazioni o correzioni non molto indovinate: a volte non era mutato che il nome, altre il dialetto che la maschera parlava. I Pandolfi, gli Ubaldi, i Cola, i Burattini e i Pezzettini ebbero giorni di relativa gloria nel XVII secolo, dopo di che scomparvero.

E, dal momento che ci siamo lasciati andare in una carrellata, fugace ma abbastanza organica, dei personaggi della Commedia dell'Arte, ci sembra giusto concludere ricordando quelle astute servette, altrimenti chiamate «fantesche», preposte alla salvaguardia dell'onore di spesso scialbe padroncine.

Tutti questi straordinari personaggi sono riusciti a sopravvivere alla morte del teatro al quale pur debbono la vita, perché riconosciuti degni di rappresentare ciò che di più caro le città italiane avevano nel cuore: le tradizioni domestiche, la parlata popolaresca, lo spirito delle antiche cose. E ancora oggi continuano a rallegrare i nostri Carnevali.

Le maschere più famose

Arlecchino

Arlecchino

Bergamo

Rappresentò nel teatro del 1550 la maschera del servo apparentemente sciocco, ma in realtà dotato di molto buon senso. Ghiotto, sempre pieno di debiti e opportunista, è il simbolo di colui che si adatta a qualunque situazione ed è disposto a servire chiunque, pur di ricavarne dei vantaggi. Alle sue prime apparizioni indossava un abito bianco, che divenne poi di tutti i colori a forza di rattopparlo. Alla cintura porta infilato il «batocio» (bastone) e la «scarsela» (borsa), sempre vuota.

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Pulcinella

Pulcinella

Napoli

Tipica maschera napoletana, ha la gobba e il naso adunco e veste con un camiciotto e un pantalone, entrambi bianchi, e una mascherina nera.

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Scaramuccia

Campania

Personaggio napoletano, un po' buffone e spaccone, si diverte a fare scherzi, però finisce sempre per prendere le botte. È molto pigro e di lavorare non se ne parla nemmeno. Ha un paio di pantaloni alla zuava con le calze lunghe, una giacca corta e un mantello; porta un baschetto nero in testa e una maschera nera gli copre il viso.

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Balanzone

Bologna

Dottore saccente e ciarliero, burbero e brontolone, fa credere di essere un grande sapiente, ma molto spesso truffa la gente. La storia dice che è un avvocato e un professore che ha studiato all'Università di Bologna: la sua maschera è una presa in giro per tutti coloro che si vantano del loro sapere. Come usavano le persone colte dell'epoca indossa un abito nero e sopra una lunga toga nera da cui spuntano solo un grosso colletto e i polsini bianchi; alla cintura appende un fazzoletto bianco.

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Stenterello

Firenze

È povero in canna e sempre pieno di fame: la figura di un giovane che grazie alla sua astuzia e all'ingegno riesce sempre a cavarsela. È vestito con una giacca colorata con sotto un panciotto e dei calzoni corti; ha una parrucca con il codino e un cappello nero.

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Burlamacco

Viareggio

È la maschera ufficiale del Carnevale di Viareggio, ideata dal pittore e grafico viareggino Uberto Bonetti e apparsa per la prima volta sul manifesto del Carnevale del 1931. Bonetti la costruì come un omaggio alle maschere della Commedia dell'Arte: il costume a scacchi bianchi e rossi ricorda quello di Arlecchino, la gorgiera bianca viene dal Capitano, il cappello da Rugantino, il mantello nero da Balanzone e il pompon da Pierrot. Accanto a lui c'è spesso Ondina, la bagnante in costume anni '30 che lega il Carnevale al mare e al molo di Viareggio.

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Scapino

Bergamo

Maschera bergamasca nata verso la fine del Cinquecento, con il passar del tempo ha subito qualche modifica. È un giovane che ama la musica e passa il tempo a comporre melodie e canzoni. Ha un costume colorato, indossa una mantella e porta sempre con sé la sua fedele compagna, la chitarra.

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Gioppino

Bergamo

Maschera nata agli inizi dell'Ottocento, è un personaggio rubicondo, buffo e simpatico con una grande risata molto contagiosa. Fa il contadino, ma questo lavoro non gli garba molto perché deve faticare troppo e guadagnare poco, così cerca sempre di arrangiarsi con lavoretti meno impegnativi e più remunerativi. Indossa calzoni corti, una camicia e una giacchetta; in testa porta un cappello morbido e con sé un bastone.

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Tartaglia

Napoli

È la figura di un avvocato piuttosto grasso e goffo; il suo nome deriva dal fatto che quando parla balbetta. Porta pantaloni al ginocchio, calze lunghe, scarpe con la fibbia, una camicia con gli sbuffi, una giacca e il panciotto; indossa anche il mantello e un cappello.

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Pantalone

Venezia

Impersona un vecchio mercante veneziano avaro e brontolone. Il suo vestito è ben conosciuto: giubbetto rosso stretto alla cintura, calzoni e calze attillate, uno zimarrone nero sulle spalle, scarpettine gialle con la punta all'insù. Crede solo nel denaro e nel commercio: autoritario e bizzarro, è però facilmente raggirato dalla moglie e dalle figlie.

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Brighella

Bergamo

Maschera antichissima, è un giovane servo eclettico, attaccabrighe e furbo: il suo nome nasce proprio dal fatto che per lui è facile litigare con le persone. Ha un paio di calzoni bianchi e una giacca bianca con disegni verdi, un cappello simile a quello di un cuoco e una maschera nera.

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Colombina

Venezia

Briosa e furba servetta, vivace, graziosa, bugiarda, parla veneziano. È molto affezionata alla sua signora, altrettanto giovane e graziosa, Rosaura, e pur di renderla felice è disposta a combinare imbrogli su imbrogli. Con i padroni vecchi e brontoloni va poco d'accordo e schiaffeggia senza misericordia chi osa importunarla mancandole di rispetto. Ha un vestito semplice con delle balze sul fondo, un grembiule con qualche toppa e un berretto bianco in testa.

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Gianduja

Torino · Asti

La più importante maschera piemontese, di origine astigiana. Circa 200 anni fa, a Torino, viveva un famoso burattinaio divenuto celebre grazie a uno dei suoi burattini, tale «Gironi», che in piemontese significa Gerolamo. Poiché il nome faceva pensare a chiare allusioni antinapoleoniche (correva l'anno 1798 e il fratello di Napoleone si chiamava proprio Gerolamo), al burattinaio fu consigliato di cambiare nome al personaggio. Vicino ad Asti conobbe un simpatico contadino, tale Gioan d'la douja, chiamato così perché gran bevitore e frequentatore di locande (douja, in piemontese, significa boccale): ribattezzò così il suo burattino Gianduja, vestendolo alla stessa maniera del contadino: giacca marrone, panciotto giallo, cappello a tre punte e parrucca col codino girato all'insù, sulla cui punta spicca un nastrino rosso. Gianduja è un galantuomo allegro, con buon senso e coraggio, che ama il buon vino e la buona tavola.

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Giacometta

Piemonte

È la compagna fedele di Gianduja: una giovane donna semplice e molto intelligente.

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Meneghino

Milano

Maschera nata verso la fine del Seicento, è un personaggio simpatico e burlone al quale piace prendere la vita per il giusto verso anche quando le cose vanno un po' male. Porta pantaloni fino al ginocchio, calze lunghe a righe, una giacca lunga e una camicia con sbuffi e merletti; in testa ha un cappello a tre punte e una parrucca con il codino, e con sé un ombrellino colorato.

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Capitan Spaventa

Liguria

Il suo nome intero è Capitan Rodomonte Spaventa di Val d'Inferno: uno spadaccino molto particolare, che alla spada preferisce le parole per colpire i nemici. È un giovane di bella presenza con baffetti e pizzetto, con un abito colorato e un grosso cappello con le piume.

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Rugantino

Roma

Personaggio che nasce nel Lazio, ha un caratteraccio: è scortese e scorbutico. Indossa un paio di calzoni e una giacca lunga, il panciotto colorato e le calze a strisce; porta un grosso cappello tipo gendarme.

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Sandrone

Modena

È la figura di un contadino un po' ignorante ma grande lavoratore, molto furbo e scaltro. Ama il buon vino e porta sempre con sé un fiasco pieno. Indossa pantaloni fino ai polpacci, calze lunghe, una giacca e un panciotto, scarpe grosse e un cappello floscio.

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Beppe Nappa

Sicilia

Spensierato e felice, ama cantare e ballare e ogni tanto combina qualche guaio. Ha un lungo naso ed è molto buffo. Lavora come servo presso qualche ricco barone al quale scrocca vino e cibo finché non viene scoperto. Indossa un abito bianco con le maniche della camicia lunghissime, scarpe con sopra delle palline colorate e un cappello nero.

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Mezzettino

Bergamo

Maschera abbastanza giovane nata a Bergamo, della famiglia degli Zanni come Brighella e Scapino.

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